Vittime di tratta e grave sfruttamento: evoluzione del fenomeno e indicatori di tratta

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Atti del convegno: Accogliere ed integrare in Sabina 11/11/2016 Poggio Mirteto (RI)

Dott.ssa Carmen Capria Psicologa Psicoterapeuta Coop. Soc. Magliana 80

Definizione di traffico di persone o tratta di esseri umani

La tratta di persone è l’attività criminale che comprende la cattura, il sequestro od il reclutamento, nonché il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di una o più persone, usando mezzi illeciti ed ai fini dello sfruttamento delle stesse.

Il DECRETO LEGISLATIVO  n. 286/1998 art.18 prevede:

Il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale (6 mesi rinnovabile fino ad un anno) allo straniero che si trovi in situazioni di violenza o di grave sfruttamento tanto che sia concreto il pericolo per la sua incolumità. Questo tipo di permesso consente l’accesso ai servizi assistenziali e allo studio, nonché l’iscrizione nelle liste di collocamento e lo svolgimento di lavoro subordinato e può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di studio se il titolare è iscritto ad un corso regolare di studi.

L’art. 18 prevede un doppio binario di tutela, il primo prevede la possibilità di un “percorso giudiziario” mentre il secondo la possibilità di un “percorso sociale”.

Nel primo caso viene consentita la protezione e l’integrazione sociale dello straniero al quale, in attuazione del programma di assistenza, può essere rilasciato un permesso di soggiorno valido per l’accesso al lavoro, allo studio, in una prospettiva che determina una rottura con l’esperienza passata e un reinserimento nella vita sociale.

Nel secondo caso lo straniero avrebbe la possibilità di rivolgersi ai servizi sociali o ad enti e organizzazioni  non governative senza l’obbligo della denuncia alla polizia giudiziaria.

Nel 2003, in conformità con il Protocollo di Palermo delle Nazioni unite del 2000, viene approvata la legge 228 recante “Misure contro la tratta di persone” che istituisce i reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art.600 c.p.), tratta di persone (art.601 c.p.), acquisto o alienazione degli schiavi (art.602 c.p.), prevedendo pene molto severe, potenziando l’azione di contrasto e quella di tutela istituendo con l’art.13 uno speciale programma di assistenza.

Il 26/02/2016 è stato istituito il Piano Nazionale Antitratta (PNA) che costituisce un importante passo avanti per la definizione della strategia di Governo nel contrasto e prevenzione del crimine della tratta, ma anche nella protezione delle vittime.

Il PNA è sviluppato in forte coerenza con la base giuridica ed amministrativa che si è consolidata a livello internazionale e nell’Unione europea, con particolare riferimento alla direttiva UE 2011/36, e al D.lgs. n. 24 del 4 marzo 2014 di attuazione della direttiva stessa, che stabilisce le norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni nell’ambito della tratta di esseri umani e disposizioni comuni per gli Stati membri della UE, mirando a rafforzare, da un lato la prevenzione e la repressione del reato, dall’altro la protezione delle vittime.

Il PNA, considera quattro direttrici (prevention, prosecution, protection, partnership) ed è articolato secondo priorità individuate dalla Strategia UE:

  1. Individuare, proteggere e assistere le vittime della tratta
  2. Intensificare la prevenzione della tratta di esseri umani
  3. Potenziare l’azione penale nei confronti dei trafficanti
  4. Migliorare il coordinamento e la cooperazione tra i principali soggetti interessati e la coerenza delle politiche
  5. Aumentare la conoscenza delle problematiche emergenti relative a tutte le forme di tratta di esseri umani e dare una risposta efficace.

Il Programma Unico di emersione, assistenza e di integrazione sociale è consolidato nell’ambito dei servizi sociali territoriali e realizzato direttamente dai servizi sociali territoriali e/o da soggetti privati con loro convenzionati

Ad oggi nel Lazio esistono due grandi sistemi che si occupano di tratta:

  • Il Progetto Rete Anti Tratta Lazio finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità e promosso dalla Regione Lazio in collaborazione con gli enti del Privato Sociale
  • Il Servizio Roxanne del Comune di Roma Capitale in collaborazione con enti del Privato Sociale che si occupa solo di sfruttamento sessuale.

Interventi attuati:

  • Micro-indagini territoriali, poiché rappresentano un aspetto importante della prevenzione primaria, ossia quello della conoscenza del fenomeno.
  • Numero Verde antitratta (800290290) che raccoglie le segnalazioni di aiuto delle vittime nonché quelle dei singoli cittadini, dai clienti-salvatori, dalle forze dell’ordine e dai servizi.
  • Unità di Strada territoriali che rappresentano il momento di contatto e l’incontro con l’utenza e quindi la prima offerta di aiuto e di sostegno. Il lavoro sociale delle unità di strada permette anche di monitorare il fenomeno e di comprendere le modificazioni strutturali che avvengono, nonché l’avvicendamento dei diversi gruppi nazionali.
  • Case di prima e seconda accoglienza, che rappresentano il momento di distacco più evidente dai circuiti prostituzionali e si inizia il percorso di integrazione.
  • Case di autonomia
  • Inserimento lavorativo
  • Attività di formazione e sensibilizzazione
  • Identificazione delle vittime e indicatori di tratta

Tipologia di sfruttamento

Prevalenza Sessuale Lavorativo Accattonaggio Attività illegali
Genere F M M/F M
Età 20-30 30-40 Massiccia presenza minori presenza minori
Nazionalità Nigeriane, rumene (Albania, Bulgaria, America Latina, Cina) Romania, Africa, Asia, America Latina Europa dell’Est, Marocco Europa dell’Est, Nord Africa, Sud America

I paesi d’origine delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale

All’inizio degli anni ’90 c’era la prevalenza di nigeriane e albanesi, alle quali si sono aggiunte in seguito moldave, ucraine, rumene, bulgare e ungheresi. Venivano rilevate alcune presenze di donne del NordAfrica e del Sud America.

Tra il 2003 e il 2006 si aggiungono cinesi e donne del Kazakistan, Uzbekistan e minori rumene

Dal 2007, con l’ingresso della Romania nell’Unione Europea si assiste all’arrivo preponderante di giovani rumene ed ad una trasformazione del fenomeno

Negli ultimi anni si assiste all’arrivo tramite gli sbarchi di donne nigeriane che effettuano richiesta di asilo

Vittime di tratta/richiesta di asilo

Sono presenti vittime di tratta tra chi accede al sistema di asilo

In alcune vittime di tratta si riscontrano i requisiti per la richiesta di protezione

Sistema asilo/sistema tratta

Asilo Tratta
sistema centrale gestisce ingressi e uscite e ne stabilisce i criteri in accordo con le prefetture   valenza territoriale con presa in carico   diretta
maggiori tutele e quindi più “attraente”, maggiore libertà di movimento   la soglia di accesso è più alta perché è più difficile dimostrare lo sfruttamento ed è elevato il potere discrezionale delle Questure

E’ possibile seguire un doppio binario per l’attuazione di percorsi, infatti è possibile fare la domanda di protezione internazionale ed accedere contemporaneamente ai progetti art.18

Differenze tra Permesso di soggiorno per Asilo e per Tratta

Asilo politico/protezione sussidiaria:

ha una durata di 5 anni;

è rinnovabile;

Consente il ricongiungimento familiare

Si può presentare richiesta del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo.

Motivi Umanitari/art.18:

durata variabile da 6 mesi a 2 anni.

Il permesso è rinnovabile finché dura la situazione che ne ha motivato il rilascio

E’ legato alla gravità ed attualità del pericolo e al contributo per il contrasto dell’organizzazione criminale

Non consente il ricongiungimento familiare.

Identificazione vittime di tratta nel sistema asilo

Il processo di identificazione può avvenire in qualsiasi momento (sbarchi, accoglienze, controlli, accesso ai servizi).

La maggioranza delle identificazioni delle vittime di tratta avviene nei centri SPRAR

L’identificazione delle vittime di tratta a scopo di grave sfruttamento lavorativo è ancora più difficile.

Identificazione delle vittime di tratta

La maggior parte delle indagini e dei processi sulla tratta dipendono dalla testimonianza della vittima. L’incapacità nella identificazione porta alla non punizione del reato.

Spesso le vittime sono trattate come migranti illegali e quindi spesso espulse e rimpatriate ma, in quanto vittime, non dovrebbero essere perseguite per il loro status di irregolari.

Chi si occupa dell’identificazione?

  • Forze dell’ordine
  • Operatori sociali e sanitari
  • Agenzie che operano nel settore e che vengono a contatto con persone trafficate

Attraverso colloqui sia formali che spontanei è possibile far emergere dettagli sulla storia di vita della vittima che possono aiutare a decodificare un vissuto di tratta e sfruttamento.

L’identificazione può richiedere tempo a causa della complessità del reato, delle strutture delle reti criminali coinvolte e delle relazioni instaurate tra le vittime e i trafficanti.

Da tenere in considerazione:

  • Genere
  • Età
  • Status (regolare/irregolare)
  • Paura di ritorsioni su di sé e sui familiari
  • Rapporti con lo sfruttatore
  • Tipologia di sfruttamento (prostituzione, lavoro coatto, accattonaggio, attività illegali)
  • Background socioculturale (etnia, religione, rapporti con le forze dell’ordine ecc.)
  • Circostanze e reazioni individuali
  • I principali problemi di identificazione derivano dalla tipologia di abuso e dalle diverse forme di intimidazione subite (situazionali, psicologiche, culturali).
  • Spesso le vittime non sono necessariamente soggette a violenza efferata e non sono del tutto prive della possibilità di movimento.
  • Molto spesso le vittime si trovano in condizioni di sfruttamento ma non si percepiscono come vittime, infatti lo sfruttatore è spesso considerato come la persona che le ha consentito di entrare in Italia, le ha fornito l’alloggio e le ha messo a disposizione i mezzi.

Spesso, soprattutto per le donne  rumene, lo sfruttatore lascia loro una parte consistente dei proventi, innescando un meccanismo di falsa contrattualità, in cui viene concesso uno spazio di negoziazione che dà la sensazione alla vittima di scegliere in modo libero. Sono sempre più frequenti le forme di “prostituzione negoziata” o di sfruttamento apparentemente meno stringente in cui alle vittime vengono lasciati maggiori vantaggi e apparente libertà di autodeterminazione.

In questi casi l’approfondimento investigativo è fondamentale perché è più difficile configurare la riduzione in schiavitù.

Come avviene il Reclutamento

Una terza persona predispone il necessario per il viaggio e i documenti. I costi e gli interessi sono eccessivi.

La vittima è indebitata e la famiglia ha garantito il rimborso dei debiti nel paese d’origine

Lo sfruttatore dà informazioni false o inesatte

Documenti ed effetti personali

  • Passaporto e documenti di identità ed effetti personali sono trattenuti dallo sfruttatore
  • La vittima ha una falsa identità e documenti contraffatti
  • La vittima non può trasferire e possedere guadagni

Libertà di movimento

  • La vittima non può muoversi liberamente senza permesso o controllo
  • È, in genere, confinata nel luogo di lavoro o dove vive
  • Non può scegliere il luogo di residenza
  • Subisce interferenze sulla privacy

Violenza compiuta o minacciata

  • Subisce violenze psicologiche
  • Ha paura e mostra segni di depressione
  • Subisce violenze fisiche e/o abusi sessuali
  • Subisce minacce di violenze verso se stesso e verso i familiari

I mezzi utilizzati dai trafficanti/sfruttatori:

  • I singoli membri del gruppo sottopongono le vittime ad atti di violenza per costringerle a sottomettersi allo sfruttamento
  • Privano le donne del passaporto in modo che non possano fuggire o fare rientro al paese d’origine
  • Le donne sfruttate sono controllate frequentemente, quasi sempre per mezzo di telefoni cellulari
  • Devono dare conto di tutti i loro proventi, di cui gli sfruttatori si appropriano in misura rilevante consentendo loro di mandare somme modeste ai familiari allo scopo di evitarne la ribellione
  • Le vittime sfruttate non hanno alcun potere decisionale sugli orari e sulle modalità delle prestazioni sessuali.
  • Non sono libere di decidere se, come e quando rientrare al loro paese di origine. Eventuali rientri temporanei sono decisi e organizzati dagli sfruttatori, in base ai loro esclusivi interessi e sotto il loro stesso controllo
  • Quando tentano di ribellarsi in alcuni casi vengono minacciate, talvolta facendo leva sui figli o sui familiari. In altri casi vengono riprese anche quando cercano rifugio in strutture d’accoglienza.

Condizioni di vita della vittima

  • Sradicamento e isolamento
  • Mancata conoscenza della lingua
  • Povertà estrema e situazione di bisogno dei familiari, in particolare dei figli rimasti nel paese d’origine.
  • Necessità (o errata convinzione) di dover restituire il debito o le spese di viaggio.
  • Condizionamenti culturali (es. riti vodoo), l’utilizzo di tali mezzi di coartazione si accompagna a minacce esplicite o a condizionamenti psicologici derivanti dal gruppo o dalle credenze etniche
  • Fallimento del progetto migratorio
  • Convinzione di non potere abbandonare la prostituzione a causa dello stigma sociale collegato ad essa

Indicatori specifici per le donne Nigeriane

E’ alta la probabilità di tratta/sfruttamento, il reclutamento avviene nel paese d’origine con l’inganno, la contrazione di un debito e con riti vodoo .

Vengono reclutate ai fini dello sfruttamento sessuale e si prostituiscono in strada.

Non hanno riferimenti familiari e vivono con la sfruttatrice ed altre connazionali.

Le minori fanno ingresso alle frontiere spesso accompagnate da una donna connazionale di cui hanno scarse informazioni.

Spesso subiscono violenza durante il viaggio.

Non hanno il passaporto.

Sono controllate a vista dalla sfruttatrice o da un’altra donna incaricata.

 La sfruttatrice cerca di impedire il contatto con i servizi.

E’ presente una mancata conoscenza delle dinamiche connesse ad un’autonoma conduzione della vita quotidiana, hanno una scarsa conoscenza della lingua italiana, possono essere presenti tagli, graffi o bruciature sul corpo, hanno paura verso le Forze  dell’Ordine, possono avere imputazioni per sfruttamento della prostituzione (spesso sono costrette a svolgere funzioni di controllo).

Indicatori specifici per donne Rumene, moldave, bulgare, albanesi, serbe, croate, ucraine

Solitamente queste donne sono attratte da false promesse o hanno  “rapporti sentimentali” con lo sfruttatore, lavorano in strada o nei locali notturni, in strada cambiano spesso zona o città, spesso vivono con altre vittime o con lo sfruttatore.

  • Varcano la frontiera in auto o in pullman (le minori sono aiutate da passeur)
  • Sono spesso controllate a vista
  • Il passaporto viene sequestrato dagli sfruttatori
  • Hanno una mancata conoscenza delle dinamiche connesse ad un’autonoma conduzione della vita quotidiana
  • La vita sociale è ridotta e non hanno una rete amicale
  • Spesso hanno imputazioni per reati di sfruttamento della prostituzione
  • Provengono da condizioni sociali e familiari molto svantaggiate (in alcuni casi provengono da istituti)

Forme di sfruttamento

Caratteristiche dello sfruttamento sessuale

  • Violenza
  • Controllo
  • Guadagno al protettore
  • Ritiro documenti
  • Illegalità
  • Problemi linguistico-culturali
  • Mancanza di reti sociali
  • Problemi sanitari

Caratteristiche del grave sfruttamento lavorativo

  • Violenza
  • Controllo
  • Trattenimento stipendio datore di lavoro, caporali, intermediari
  • Alloggi e trasporti vincolati dal datore di lavoro
  • Promessa di regolarizzazione
  • Acquisto documenti falsi

Liste come ausilio

È fondamentale considerare le liste di indicatori soltanto dei riferimenti di ausilio, non esaustivi, che vanno costantemente monitorati e aggiornati per rispondere a fenomeni criminali mutevoli.

Le liste di indicatori risultano essere inutili se non vengono usate da personale formato in grado di riconoscere gli elementi costitutivi della tratta di persone e dei fenomeni ad essa collegati.

 

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