Accompagnamento alla separazione

separazione-divorzio

Secondo recenti  dati ISTAT, nel 2014 le separazioni in Italia sono state 89.303 e i divorzi 52.335.

In media la separazione viene chiesta dopo 16 anni di matrimonio e il divorzio dopo 19, i matrimoni recenti durano però sempre di meno. La crisi coniugale colpisce soprattutto i coniugi quarantenni.

Nella maggior parte dei casi la separazione e il divorzio risultano essere di tipo consensuale ma nel 25-30% circa dei casi le separazioni e i divorzi sono di tipo giudiziale.

Di tutte le separazioni giudiziali, il 71,4% viene concesso per intollerabilità della convivenza reciproca, il 23,3% con un addebito della separazione al marito e il 5,3% con l’addebitamento alla moglie.
Nel 2012 il 73,3% delle coppie che si sono separate avevano figli. E per i divorzi le coppie con figli erano il 66,2% del totale. Nel 48,7% delle separazioni e il 33,1% dei divorzi riguardava coppie con un figlio minorenne.

Oggi la principale modalità scelta dai coniugi all’atto della separazione o del divorzio è l’affido condiviso dei figli minori, in questo caso entrambi i coniugi mantengono la potestà genitoriale e provvedono al sostentamento in modo proporzionale al loro reddito.

Non si possono ancora fornire i dati che riguardano le nuove normative in merito ai divorzi brevi e alle unioni civili ma dal punto di vista psicologico la decisione di separarsi che la coppia coniugale o di fatto prende, come tutti gli eventi critici e non previsti dai componenti di un sistema familiare lungo il proprio ciclo di vita, si accompagna in ogni caso ad una serie di vissuti emotivi quali la rabbia, la delusione, il risentimento e così via che, attraverso l’intervento psicologico possono, almeno in parte, venire elaborati e contenuti con l’obiettivo di favorire il superamento della situazione di crisi e la rielaborazione della perdita e della rottura del rapporto marito-moglie.

L’intervento in queste situazioni parte da una richiesta d’aiuto, più o meno esplicita, da parte del sistema familiare e si differenzia a seconda delle esigenze di ciascun componente familiare.

Molto spesso vengono coinvolti i familiari o gli amici nel tentativo di risoluzione del conflitto, ma non sempre tali tentativi si rivelano utili e costruttivi, anzi, l’intervento delle famiglie d’origine, laddove esistono alti livelli di invischiamento tra i membri, può accrescere ed ampliare il conflitto di coppia in atto.

Si possono distinguere tre fasi in cui si  sviluppa una separazione:

  1. La fase precedente alla decisione di separazione In questa fase i partner sono in dubbio sul da farsi, la conflittualità è elevata e molto spesso vengono coinvolti i figli e le rispettive famiglie d’origine nel tentativo disperato di uscire dal circuito della disperazione e dell’impotenza. Un accompagnamento psicologico di coppia in questa fase può essere utile per individuare i nuclei della conflittualità e tentare una rielaborazione della crisi coniugale. Può ritenersi adeguato anche un intervento terapeutico individuale che aiuti i singoli nell’elaborazione dei nodi problematici e del disagio personale vissuto nell’ambito della relazione significativa;
  2. La fase della separazione. In questa fase i partner hanno elaborato la decisione di separarsi o hanno attuato una separazione di fatto. In tal caso l’intervento psicologico può essere utile per l’elaborazione di un accordo, specie per quello che concerne la genitorialità, favorendo la possibilità di una scelta verso una separazione consensuale piuttosto che giudiziaria maggiormente traumatica sia per la coppia che per i figli.

In questa fase i singoli potrebbero richiedere anche un supporto psicologico individuale di sostegno al difficile momento di riorganizzazione dei rapporti familiari.

  1. Dopo la separazione. Non sempre alla separazione di fatto si accompagna “ il divorzio psicologico” della coppia, anche in questo caso è possibile intervenire per favorire il superamento della situazione emotiva “di stallo” per tutto il sistema familiare.

Per quello che riguarda i figli, specie se minori, tutto ciò si può tradurre in un declino sia del sostegno sia del controllo genitoriale sul loro comportamento e in alcuni casi si può verificare una vera e propria rottura con uno dei due genitori, solitamente il padre, per gli aspetti affettivi, educativi ed economici.
I figli con genitori separati mostrano bassi livelli di benessere generale: rendimento scolastico, problemi comportamentali, adattamento psicologico e qualità delle relazioni con entrambi i genitori;
Vi è una minore intimità tra le madri e i figli poiché in seguito alla separazione le madri preoccupate per le conseguenze immediate di tale evento tendono ad allontanarsi emotivamente dal bambino;
in relazione al padre, i figli mostrano una maggiore distanza emotiva, soprattutto per i più grandi.

L’accompagnamento alla separazione ha le seguenti finalità:

– Accompagnare al processo di separazione di coppia contenendo i livelli di conflitto

– Individuare alcuni obiettivi comuni per il bene di ciascuno

– Favorire il benessere e la tutela dei minori, se presenti

– Poter sperimentare diverse modalità relazionali, comunicative e organizzative favorendo la capacità di trovare accordi

– Offrire sostegno al percorso giudiziario in caso di separazione o divorzio

– Prevenire o interrompere situazioni di violenza

– Sviluppare e sostenere le competenze genitoriali

– Elaborare vissuti emotivi legati alla separazione

– Favorire delle relazioni sane con le famiglie di origine

Le modalità degli incontri, che possono essere di tipo individuale, di coppia o familiare saranno valutati insieme alla coppia durante il percorso in relazione alla conflittualità di coppia ed alla tipologia di problematica presentata.

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